profilo Messenger della casa editrice Coessenza oppure scrivendo un'email a coessenza@libero.it Totonno partoriva le sue idee in un piccolo studio su via Fiume, di fianco le Poste di Cosenza, ed è proprio lì che nel 2010 iniziò quasi per gioco a disegnare le caricature; la prima in assoluto fu quella di un passante che vagava dinanzi lo studiolo e che fu per Totonno fonte di ispirazione. Da lì in poi la sua matita non si fermò più e produsse una quantità industriale di caricature con annesse quartine in rima, un lascito che il figlio Gigino ha fortemente voluto assemblare e donare a tutti noi. A proposito di Gigino, mi piace riportare una frase da egli pronunciata e che penso racchiuda, non solo l’essenza del Totonno padre, ma che in qualche modo rappresenti in toto il suo essere: "Papà ci spronava ad assaporare le cose belle della vita, ad essere sempre spensierati ma con la testa sulle spalle..."; leggendola mi viene subito da pensare che il suo “Ni scialamu” ne sia il perfetto sunto, il suo personale inno alla gioia, il suo testamento spirituale…  

Nei miei ricordi...

Se chiudo gli occhi mi rivedo da bambino e rivedo Totonno nella sua Carolei, “aru bar i Frenc” con la stecca in mano a giocare infinite partite a bazzica. Quando si giocava, dopo poche ore una coltre bianca di fumo di sigaretta intossicava la sala da biliardo e a nulla serviva il piccolo vortice aspiratore che Frank aveva fatto installare sulla porta della sala. In quella atmosfera surreale, con l’aria carica di fumo e giocatori che si sfidavano all'ultimo colpo, la risata di Totonno era inconfondibile e da me attesa e ricercata. Come mi piaceva quando per chiamare il mio papà esclamava “Giuvinì”, e mi piaceva ancor di più quando con lo stesso soprannome si rivolgeva a me sfoggiando un sorriso a trentadue denti. Bei ricordi. Davvero. L’ultima volta che parlai con lui fu al centro storico di Vadue, qualche mese prima della sua scomparsa. Totonno era un profondo conoscitore del paese e i racconti della sua Carolei letteralmente mi sequestravano, aveva la capacità di guardarti negli occhi senza mai distogliere lo sguardo, incalzare con le parole e mettere in atto una mimica in grado di catapultarti oltre il semplice racconto, rendendoti incredibilmente protagonista più che spettatore...   Gianfranco Forlino   "/>

L’estro di Totonno Chiappetta rivive nell’opera “Calabroni”

Lo scorso 17 dicembre 2017 è stato presentato il libro postumo delle vignette prodotte da Totonno Chiappetta. L’opera, intitolata Calabroni, è stata curata da Gigino Chiappetta, giornalista e figlio del grande Totonno. Edito da Coessenza, Calabroni è una imponente opera di quasi 900 pagine. Frutto di un grande lavoro di raccolta e catalogazione, racchiude le vignette pubblicate tra il 2011 e il 2014 sui quotidiani Calabria Ora e L’Ora della Calabria. In vendita su prenotazione, è possibile acquistare il libro scrivendo al profilo Messenger della casa editrice Coessenza oppure scrivendo un’email a coessenza@libero.it

Totonno partoriva le sue idee in un piccolo studio su via Fiume, di fianco le Poste di Cosenza, ed è proprio lì che nel 2010 iniziò quasi per gioco a disegnare le caricature; la prima in assoluto fu quella di un passante che vagava dinanzi lo studiolo e che fu per Totonno fonte di ispirazione. Da lì in poi la sua matita non si fermò più e produsse una quantità industriale di caricature con annesse quartine in rima, un lascito che il figlio Gigino ha fortemente voluto assemblare e donare a tutti noi. A proposito di Gigino, mi piace riportare una frase da egli pronunciata e che penso racchiuda, non solo l’essenza del Totonno padre, ma che in qualche modo rappresenti in toto il suo essere: “Papà ci spronava ad assaporare le cose belle della vita, ad essere sempre spensierati ma con la testa sulle spalle…”; leggendola mi viene subito da pensare che il suo “Ni scialamu” ne sia il perfetto sunto, il suo personale inno alla gioia, il suo testamento spirituale…

 

Nei miei ricordi…

Se chiudo gli occhi mi rivedo da bambino e rivedo Totonno nella sua Carolei, “aru bar i Frenc” con la stecca in mano a giocare infinite partite a bazzica. Quando si giocava, dopo poche ore una coltre bianca di fumo di sigaretta intossicava la sala da biliardo e a nulla serviva il piccolo vortice aspiratore che Frank aveva fatto installare sulla porta della sala. In quella atmosfera surreale, con l’aria carica di fumo e giocatori che si sfidavano all’ultimo colpo, la risata di Totonno era inconfondibile e da me attesa e ricercata. Come mi piaceva quando per chiamare il mio papà esclamava “Giuvinì”, e mi piaceva ancor di più quando con lo stesso soprannome si rivolgeva a me sfoggiando un sorriso a trentadue denti. Bei ricordi. Davvero.

L’ultima volta che parlai con lui fu al centro storico di Vadue, qualche mese prima della sua scomparsa. Totonno era un profondo conoscitore del paese e i racconti della sua Carolei letteralmente mi sequestravano, aveva la capacità di guardarti negli occhi senza mai distogliere lo sguardo, incalzare con le parole e mettere in atto una mimica in grado di catapultarti oltre il semplice racconto, rendendoti incredibilmente protagonista più che spettatore…

 

Gianfranco Forlino