L’Aquila e la Cetra”, la dott.ssa Ida Luigia Tedesco, architetto e guida turistica, la prof.ssa Giuliana Monforte, docente di lettere dell’Istituto e moderatrice della conferenza e la prof.ssa Maria Paola Favano, organizzatrice dell’evento culturale. A corredo dei qualificati interventi, sono stati proposti dei pregevoli intermezzi musicali, eseguiti dall’arpista Serafino Garzi Cosentino, allievo del maestro Emanuela De Zarlo. Tra gli ospiti in sala, vari rappresentanti dell’amministrazione Comunale di Carolei, del Rotary Club, dell’Associazione Culturale “Alfonso Rendano” e della Proloco di Carolei. Tutti i relatori sono stati concordi sull’importanza dello studio dell’abate Gioacchino da Fiore, figura affascinante, poliedrica e dalla inesauribile energia di pensiero. In particolare, ci si è soffermati sul  libro del prof Greco “L’Aquila e la Cetra“, biografia romanzata dell’abate calabrese, che contiene una esauriente esposizione di tutte le sue opere e del  suo pensiero, redatta in una forma chiara e sintetica e che ha  quindi il pregio di rivolgersi ad un pubblico  vasto e non solo a quello specialistico. La figura di Gioacchino si presenta come quella di un vero profeta ed è caratterizzata da lucidità di pensiero, coerenza e profonda umiltà. Nucleo fondamentale della sua visione profetica è la convinzione che l’umanità sia entrata nella sua terza fase storica: dopo l’età del Padre e l’età del Figlio, viviamo ormai nell’età dello Spirito e l’appello di Gioacchino è non solo a credere a questa realtà, ma anche e soprattutto ad impegnarsi attivamente per la piena attuazione di questa. E oggi, in una epoca che potremmo definire di crisi planetaria e di emergenze cruciali, l’appello dell’abate calabrese risulta tanto più urgente ed improrogabile di quanto non lo fosse ai tempi in cui visse questo nostro grande conterraneo. Prof.ssa Maria Paola Favano"/>

Presso l’Auditorium C. Gallina di Carolei si parla di Gioacchino da Fiore

Gioacchino da Fiore, visione e profezia di una umanità nuova. Questo è il tema della conferenza organizzata dall’Istituto Comprensivo Carolei-Dipignano, in collaborazione col Rotary Club Mendicino e Serre Cosentine, il 20 aprile presso l’Auditorium C. Gallina di Carolei.

Sono intervenuti la Dirigente dell’ Istituto Comprensivo, prof.ssa Fiorangela D’Ippolito, il Presidente del Rotary Club Mendicino e Serre Cosentine Attilio, Alice de Rosis, il prof. Rocco Giuseppe Greco, autore del libro “L’Aquila e la Cetra”, la dott.ssa Ida Luigia Tedesco, architetto e guida turistica, la prof.ssa Giuliana Monforte, docente di lettere dell’Istituto e moderatrice della conferenza e la prof.ssa Maria Paola Favano, organizzatrice dell’evento culturale.
A corredo dei qualificati interventi, sono stati proposti dei pregevoli intermezzi musicali, eseguiti dall’arpista Serafino Garzi Cosentino, allievo del maestro Emanuela De Zarlo.
Tra gli ospiti in sala, vari rappresentanti dell’amministrazione Comunale di Carolei, del Rotary Club, dell’Associazione Culturale “Alfonso Rendano” e della Proloco di Carolei.

Tutti i relatori sono stati concordi sull’importanza dello studio dell’abate Gioacchino da Fiore, figura affascinante, poliedrica e dalla inesauribile energia di pensiero. In particolare, ci si è soffermati sul  libro del prof Greco “L’Aquila e la Cetra“, biografia romanzata dell’abate calabrese, che contiene una esauriente esposizione di tutte le sue opere e del  suo pensiero, redatta in una forma chiara e sintetica e che ha  quindi il pregio di rivolgersi ad un pubblico  vasto e non solo a quello specialistico.
La figura di Gioacchino si presenta come quella di un vero profeta ed è caratterizzata da lucidità di pensiero, coerenza e profonda umiltà. Nucleo fondamentale della sua visione profetica è la convinzione che l’umanità sia entrata nella sua terza fase storica: dopo l’età del Padre e l’età del Figlio, viviamo ormai nell’età dello Spirito e l’appello di Gioacchino è non solo a credere a questa realtà, ma anche e soprattutto ad impegnarsi attivamente per la piena attuazione di questa. E oggi, in una epoca che potremmo definire di crisi planetaria e di emergenze cruciali, l’appello dell’abate calabrese risulta tanto più urgente ed improrogabile di quanto non lo fosse ai tempi in cui visse questo nostro grande conterraneo.

Prof.ssa Maria Paola Favano