di Carolei. 
Mio fratello che guardi il mondo", così è stato battezzato lo spettacolo, proprio come l'omonima canzone di Ivano Fossati; un tributo a chi è costretto ad abbandonare la propria terra, fratelli e sorelle la cui umanità non è diversa da quella di ognuno di noi.

Conoscere, riconoscere e accogliere l'altro, ripensare il criterio di abitare il mondo è segno di rispetto per sé stessi e per le generazioni future. Porre e porsi dei confini marcando il proprio territorio, rappresenta la più becera cultura arcaica dell'uomo, un imprinting del passato difficile da scrostare, un concetto dettato da un'area del cervello che rinnega l'evoluzione e che sopravvive e si alimenta grazie all'ignoranza. Ho voluto scrivere questo piccolo pezzo subito dopo aver partecipato al concerto; sebbene fosse molto tardi, ho chiesto a me stesso uno sforzo per vincere la stanchezza e tentare di descrivere e trasmettere le magnifiche sensazioni trasmesse dalla brava e preparata crew caroleana, senza timore che l’avanzare della notte potesse portarle via.

Dall’Hallelujah, alle più classiche musiche popolari calabresi, dagli artisti contemporanei, ai grandi cantautori del passato, è davvero ricca la proposta musicale della corale, non semplici canzoni magnificamente riproposte dagli artisti, ma vibrazioni di note e voci che all’unisono rallegrano il cuore.

In un mondo in cui tutto risulta artefatto, omologato, pensato e costruito per raggiungere un mero scopo, negli artisti della corale caroleana ho invece riscoperto l’autenticità e la spontaneità, un connubio dirompente, l’ottava nota che fa vibrare l’anima. Professionalità, sorrisi e tanta gioia nel volto degli artisti, che si sono “denudati di ogni tipo di divisa" per offrirsi al pubblico senza veli.

Ad maiora ragazzi, il nostro paese ha bisogno di essere contaminato da belle realtà come la vostra. Tanto merito alla corale e alle altre diverse realtà artistiche, culturali e di promozione del nostro territorio, ammirevole la loro dedizione nell’intraprendere un percorso che, si spera, possa permetterci di ritrovare una dimensione collettiva che il tempo ha purtroppo lacerato.

G.F.

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Concerto “Mio fratello che guardi il mondo”. La Corale “L’Ottava Nota” regala vibrazioni di note e voci che rallegrano il cuore

Ieri sera ho partecipato con gioia al concerto per migranti – organizzato dall’Amministrazione comunale di Domanico – che ha visto protagonista la Corale “L’Ottava Nota” di Carolei. 
Mio fratello che guardi il mondo“, così è stato battezzato lo spettacolo, proprio come l’omonima canzone di Ivano Fossati; un tributo a chi è costretto ad abbandonare la propria terra, fratelli e sorelle la cui umanità non è diversa da quella di ognuno di noi.

Conoscere, riconoscere e accogliere l’altro, ripensare il criterio di abitare il mondo è segno di rispetto per sé stessi e per le generazioni future. Porre e porsi dei confini marcando il proprio territorio, rappresenta la più becera cultura arcaica dell’uomo, un imprinting del passato difficile da scrostare, un concetto dettato da un’area del cervello che rinnega l’evoluzione e che sopravvive e si alimenta grazie all’ignoranza. Ho voluto scrivere questo piccolo pezzo subito dopo aver partecipato al concerto; sebbene fosse molto tardi, ho chiesto a me stesso uno sforzo per vincere la stanchezza e tentare di descrivere e trasmettere le magnifiche sensazioni trasmesse dalla brava e preparata crew caroleana, senza timore che l’avanzare della notte potesse portarle via.

Dall’Hallelujah, alle più classiche musiche popolari calabresi, dagli artisti contemporanei, ai grandi cantautori del passato, è davvero ricca la proposta musicale della corale, non semplici canzoni magnificamente riproposte dagli artisti, ma vibrazioni di note e voci che all’unisono rallegrano il cuore.

In un mondo in cui tutto risulta artefatto, omologato, pensato e costruito per raggiungere un mero scopo, negli artisti della corale caroleana ho invece riscoperto l’autenticità e la spontaneità, un connubio dirompente, l’ottava nota che fa vibrare l’anima. Professionalità, sorrisi e tanta gioia nel volto degli artisti, che si sono “denudati di ogni tipo di divisa” per offrirsi al pubblico senza veli.

Ad maiora ragazzi, il nostro paese ha bisogno di essere contaminato da belle realtà come la vostra. Tanto merito alla corale e alle altre diverse realtà artistiche, culturali e di promozione del nostro territorio, ammirevole la loro dedizione nell’intraprendere un percorso che, si spera, possa permetterci di ritrovare una dimensione collettiva che il tempo ha purtroppo lacerato.

G.F.