Fig. 1 - Colle degli Eroi con vista aerea.

Armato di zappetta, macchina fotografica ed entusiasmo paragonabile a quello di un bimbo pronto a scartare il suo bramato regalo, mi accodo al gruppo della Pro-Loco che mi fa strada lungo un sentiero in cui l’erba fa da contorno alle tante piante di carciofo selvatico, tipiche del nostro territorio. Lo spirito da giovane Indiana Jones – non me ne vogliate per questo momento di ego smisurato – mi porta a scrutare ogni palmo di terra calpestato, dissodare il terreno spasmodicamente, adoperando l’energia frutto di una fantasia che corre più veloce della razionalità, quella fervida immaginazione che ti spinge a compiere inattesi voli pindarici.

Sebbene la vegetazione la faccia da padrona, è facile rendersi conto di trovarsi all’interno di perimetri ben definiti, mura squadrate che si congiungono con strutture e geometrie in pietra chiaramente pensate e foggiate dall’uomo: incisioni, pietre a scodella, coppelle in alcuni casi collegate da canaletti, sono tutti elementi che è possibile osservare senza essere provetti esploratori. Per chi non le conoscesse, le numerose coppelle che si possono rinvenire (vedi fig.2), sono degli incavi emisferici di qualche centimetro di diametro, ottenute dall’uomo direttamente scavando nella roccia.

Fig. 2 - Le coppelle rinvenute sul Colle degli Eroi.

Il reale significato di questi elementi rimane un mistero, in molti ipotizzano possa trattarsi di qualcosa di strettamente collegato al culto ancestrale, adoperate ad esempio per raccogliere l’acqua utile a fecondare la terra, oppure, se poste nei pressi di un altare, per raccogliere il sangue delle vittime di un sacrificio; un altro utilizzo potrebbe essere stato quello di contenitore grasso animale, lo stesso, una volta infiammato, avrebbe dato vita a una sorta di sentiero luminoso quasi perpetuo; in alcuni casi – sarebbe interessante verificare anche qui a Carolei – le coppelle potrebbero finanche ricalcare la disposizione delle stelle in cielo. Sempre sul nostro territorio esistono tante altre coppelle, ad esempio quelle rinvenute nella necropoli della “Stiddra”.

“La stanza del mistero”

Una delle strutture più interessanti e curiose in cui mi sono imbattuto, non è tanto la grotta che affiora tra i massi alla base dell’altura (fig.3), tra l’altro ben conosciuta da quasi tutti i caroleani, bensì quella inerente una “stanza” (fig. 4a) le cui tre mura di roccia erano un tempo probabilmente coperte da un rudimentale tetto in legno: i fori scavati nella pietra potrebbero proprio essere gli incavi che un tempo contenevano le travi di sostegno (fig. 4e). 

Fig. 3 - La grotta, parzialmente celata dalla vegetazione, che affiora alla basa della piccola altura.
Fig. 4a - Gli amici della Pro-Loco di Carolei all'interno della "Stanza del Mistero"

Durante la perlustrazione con gli amici della Pro-Loco, ai piedi della camera abbiamo rastrellato gran parte del terreno, dinanzi i nostri occhi, come per magia, si è manifestata una vasca ricavata nella roccia (figg. 4b - 4c). Il manufatto rinvenuto è corredato da almeno tre scoli (fig. 4d).

Fig 4b - Particolare della vasca rinvenuta nella "stanza dei misteri".
Fig 4c - Il palmento visto dall'alto. In evidenza la vasca in parte dissodata dalla terra e dalle sterpaglie.
Fig. 4d - Due degli scoli della vasca messi in evidenza.
Fig 4e - I fori che un tempo probabilmente contenevano le travi di supporto per il tetto della stanza.

Cosa cela questa misteriosa area? Il primo pensiero è quello di una zona dedita al sacrificio di animali, con la vasca impiegata per la raccolta del sangue. Sebbene possa trattarsi di un’ipotesi da non sottovalutare, in realtà, facendo qualche ricerca, mi sono convinto che il piccolo bacino potrebbe verosimilmente rappresentare una sorta di antico palmento, un’area preposta alla pigiatura dell’uva, alla macina delle olive o dei cerali, con la conseguente raccolta nella vasca dei liquidi derivanti. Qui in Calabria, sono diversi i palmenti di questo tipo che sono stati rinvenuti, uno dei quali si trova proprio a Carolei, in località Treti per la precisione. Spesso si tratta di più vasche collegate tra loro, in realtà anche la vasca che abbiamo rinvenuto potrebbe essere congiunta con altre, ma i sedimenti stratificati di terra e sterpaglie presenti intorno la struttura non ci hanno permesso di scavare oltre, sarebbe interessante ritornare sul posto con qualche arnese più idoneo per scavare più a fondo. Lo faremo…

Croce Paleocristiana e simboli alchemici?

Altro elemento degno di nota che abbiamo rinvenuto e fotografato è dato da un’incisione di una croce nella roccia, non si tratta di una semplice croce, la sua forma, infatti, ricorda molto quella della più importante croce paleocristiana rinvenuta a Casteltermini (AG), giudicate le similitudini nella foto che segue (fig. 5). Per i più curiosi… la croce paleocristiana ritrovata a Casteltermini è stata realizzata in legno di quercia datato intorno l’anno 12 dopo Cristo.

Fig 5 - La croce paleocristiana rinvenuta sul posto. A destra l'incisione messa digitalmente in evidenza. Al centro la foto della croce paleocristiana rinvenuta a Castertermini.

Incisa su una parete rocciosa possiamo anche scorgere una sorta di croce con alla base un cerchio (fig. 6). Anche su questa misteriosa figura ho voluto svolgere delle ricerche, convincendomi che potrebbe trattarsi di un simbolo che testimonia, anche a Carolei, la pratica dell’arte alchemica… Nella fattispecie, l’ideogramma ricorda in modo inequivocabile il simbolo alchimista dell’antimonio. Per gli alchimisti questa sostanza chimica aveva poteri magici, rappresentando un antidoto contro tanti veleni, con la peculiare caratteristica di riuscire a guarire e curare il corpo dall’esterno. In questo simbolo alchemico il cerchio alla base della croce rappresenta l’Unità, la croce posta al di sopra indica un lavoro compiuto e una perfezione acquisita in toto, ad indicare la strada che conduce alla sapienza, la libertà dello spirito dalla materia.

Fig. 6 - Inciso su una roccia un ideogramma che riprende il simbolo alchemico dell'antimonio. A destra il simbolo ingrandito e messo in evidenza digitalmente.

Tanti, tantissimi gli elementi che ci raccontano qualcosa della nostra Carolei agli albori della civiltà. Così come nel famoso Cubo di Rubik, tra le mani abbiamo tanti tasselli da sistemare in modo corretto e tentare così di risolvere i tanti enigmi legati al nostro territorio. Non abbiamo la presunzione di credere che quanto scritto corrisponda esattamente alla realtà, probabilmente la storia potrebbe celare una realtà diversa da quella descritta, in ogni caso il lavoro svolto non è un'opera di fantasia ma è frutto di un minimo di ricerca storica. Che siano solo supposizioni o leggende, quello che conta è che a Carolei c’è tanto da studiare e ammirare e la nostra “presunzione” è quella di riuscire a stuzzicare la fantasia, innescare in ogni caroleano la voglia di conoscere meglio il proprio territorio, studiarlo per capire da dove veniamo e tramandare quella conoscenza che il tempo custodisce gelosamente, ma che la mente umana lascia troppo spesso affievolire e inesorabilmente morire.
Come abbiamo già avuto modo di scrivere altre volte, ognuno di noi deve percepire l’obbligo morale di divenire portavoce della storia di Carolei, affinché il nostro paese, con tanta storia che trasuda da ogni sua pietra, possa trovare il suo giusto posto tra le mete storico-culturali. Il Colle degli Eroi e la necropoli ellenica della “Stiddra” sono solo due dei meravigliosi posti che abbiamo voluto rendere noti a tutti i nostri lettori, presto sveleremo tanto altro...

Si ringrazia la Pro-Loco di Carolei per averci invitato a scoprire le meraviglie del “Colle degli Eroi” e dato il la per scrivere questo articoletto.

Mind the gap...
Gianfranco Forlino

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Il Colle degli Eroi, un luogo avvolto dall’alchimia e dal simbolismo paleocristiano?

Era un pomeriggio come tanti altri quando ricevetti la telefonata del Presidente della Pro-Loco di Carolei, Francesco Pulice, che mi invitò a partecipare a una mini escursione celata dal mistero: “il gruppo della Pro-Loco vorrebbe invitarti a far visita al Colle degli Eroi”. Sebbene conosca bene il territorio di Carolei, mai prima avevo sentito nominare questo posto, il cui nome già lascia presagire qualcosa di misterioso e, al contempo, di importante.

 

Si giunge al Colle degli Eroi da via Panoramica; osservandola dalla strada principale, la piccola altura sembra essere un’area avvolta dalle sterpaglie, un posto dimenticato dall’uomo, così come tanti altri terreni non edificati presenti nel nostro territorio; solo addentrandosi nella folta vegetazione ci si rende conto che quel luogo può rappresentare una delle aree di Carolei più avvolte dal mistero, forse uno dei primi insediamenti dell’uomo nel nostro territorio. Esaminando l’area dall’alto e a distanza (vedi fig. 1 e immagine di apertura) ci si rende conto che qui l’uomo ha plasmato la natura per ospitarlo, realizzando opere erose dal tempo, ma che in qualche modo hanno lasciato un’impronta evidente e tangibile.

Fig. 1 – Colle degli Eroi con vista aerea.

Armato di zappetta, macchina fotografica ed entusiasmo paragonabile a quello di un bimbo pronto a scartare il suo bramato regalo, mi accodo al gruppo della Pro-Loco che mi fa strada lungo un sentiero in cui l’erba fa da contorno alle tante piante di carciofo selvatico, tipiche del nostro territorio. Lo spirito da giovane Indiana Jones – non me ne vogliate per questo momento di ego smisurato – mi porta a scrutare ogni palmo di terra calpestato, dissodare il terreno spasmodicamente, adoperando l’energia frutto di una fantasia che corre più veloce della razionalità, quella fervida immaginazione che ti spinge a compiere inattesi voli pindarici.

Sebbene la vegetazione la faccia da padrona, è facile rendersi conto di trovarsi all’interno di perimetri ben definiti, mura squadrate che si congiungono con strutture e geometrie in pietra chiaramente pensate e foggiate dall’uomo: incisioni, pietre a scodella, coppelle in alcuni casi collegate da canaletti, sono tutti elementi che è possibile osservare senza essere provetti esploratori. Per chi non le conoscesse, le numerose coppelle che si possono rinvenire (vedi fig.2), sono degli incavi emisferici di qualche centimetro di diametro, ottenute dall’uomo direttamente scavando nella roccia.

Fig. 2 – Le coppelle rinvenute sul Colle degli Eroi.

Il reale significato di questi elementi rimane un mistero, in molti ipotizzano possa trattarsi di qualcosa di strettamente collegato al culto ancestrale, adoperate ad esempio per raccogliere l’acqua utile a fecondare la terra, oppure, se poste nei pressi di un altare, per raccogliere il sangue delle vittime di un sacrificio; un altro utilizzo potrebbe essere stato quello di contenitore grasso animale, lo stesso, una volta infiammato, avrebbe dato vita a una sorta di sentiero luminoso quasi perpetuo; in alcuni casi – sarebbe interessante verificare anche qui a Carolei – le coppelle potrebbero finanche ricalcare la disposizione delle stelle in cielo. Sempre sul nostro territorio esistono tante altre coppelle, ad esempio quelle rinvenute nella necropoli della “Stiddra”.

“La stanza del mistero”

Una delle strutture più interessanti e curiose in cui mi sono imbattuto, non è tanto la grotta che affiora tra i massi alla base dell’altura (fig.3), tra l’altro ben conosciuta da quasi tutti i caroleani, bensì quella inerente una “stanza” (fig. 4a) le cui tre mura di roccia erano un tempo probabilmente coperte da un rudimentale tetto in legno: i fori scavati nella pietra potrebbero proprio essere gli incavi che un tempo contenevano le travi di sostegno (fig. 4e). 

Fig. 3 – La grotta, parzialmente celata dalla vegetazione, che affiora alla basa della piccola altura.
Fig. 4a – Gli amici della Pro-Loco di Carolei all’interno della “Stanza del Mistero”

Durante la perlustrazione con gli amici della Pro-Loco, ai piedi della camera abbiamo rastrellato gran parte del terreno, dinanzi i nostri occhi, come per magia, si è manifestata una vasca ricavata nella roccia (figg. 4b – 4c). Il manufatto rinvenuto è corredato da almeno tre scoli (fig. 4d).

Fig 4b – Particolare della vasca rinvenuta nella “stanza dei misteri”.
Fig 4c – Il palmento visto dall’alto. In evidenza la vasca in parte dissodata dalla terra e dalle sterpaglie.
Fig. 4d – Due degli scoli della vasca messi in evidenza.
Fig 4e – I fori che un tempo probabilmente contenevano le travi di supporto per il tetto della stanza.

Cosa cela questa misteriosa area? Il primo pensiero è quello di una zona dedita al sacrificio di animali, con la vasca impiegata per la raccolta del sangue. Sebbene possa trattarsi di un’ipotesi da non sottovalutare, in realtà, facendo qualche ricerca, mi sono convinto che il piccolo bacino potrebbe verosimilmente rappresentare una sorta di antico palmento, un’area preposta alla pigiatura dell’uva, alla macina delle olive o dei cerali, con la conseguente raccolta nella vasca dei liquidi derivanti. Qui in Calabria, sono diversi i palmenti di questo tipo che sono stati rinvenuti, uno dei quali si trova proprio a Carolei, in località Treti per la precisione. Spesso si tratta di più vasche collegate tra loro, in realtà anche la vasca che abbiamo rinvenuto potrebbe essere congiunta con altre, ma i sedimenti stratificati di terra e sterpaglie presenti intorno la struttura non ci hanno permesso di scavare oltre, sarebbe interessante ritornare sul posto con qualche arnese più idoneo per scavare più a fondo. Lo faremo…

Croce Paleocristiana e simboli alchemici?

Altro elemento degno di nota che abbiamo rinvenuto e fotografato è dato da un’incisione di una croce nella roccia, non si tratta di una semplice croce, la sua forma, infatti, ricorda molto quella della più importante croce paleocristiana rinvenuta a Casteltermini (AG), giudicate le similitudini nella foto che segue (fig. 5). Per i più curiosi… la croce paleocristiana ritrovata a Casteltermini è stata realizzata in legno di quercia datato intorno l’anno 12 dopo Cristo.

Fig 5 – La croce paleocristiana rinvenuta sul posto. A destra l’incisione messa digitalmente in evidenza. Al centro la foto della croce paleocristiana rinvenuta a Castertermini.

Incisa su una parete rocciosa possiamo anche scorgere una sorta di croce con alla base un cerchio (fig. 6). Anche su questa misteriosa figura ho voluto svolgere delle ricerche, convincendomi che potrebbe trattarsi di un simbolo che testimonia, anche a Carolei, la pratica dell’arte alchemica… Nella fattispecie, l’ideogramma ricorda in modo inequivocabile il simbolo alchimista dell’antimonio. Per gli alchimisti questa sostanza chimica aveva poteri magici, rappresentando un antidoto contro tanti veleni, con la peculiare caratteristica di riuscire a guarire e curare il corpo dall’esterno. In questo simbolo alchemico il cerchio alla base della croce rappresenta l’Unità, la croce posta al di sopra indica un lavoro compiuto e una perfezione acquisita in toto, ad indicare la strada che conduce alla sapienza, la libertà dello spirito dalla materia.

Fig. 6 – Inciso su una roccia un ideogramma che riprende il simbolo alchemico dell’antimonio. A destra il simbolo ingrandito e messo in evidenza digitalmente.

Tanti, tantissimi gli elementi che ci raccontano qualcosa della nostra Carolei agli albori della civiltà. Così come nel famoso Cubo di Rubik, tra le mani abbiamo tanti tasselli da sistemare in modo corretto e tentare così di risolvere i tanti enigmi legati al nostro territorio. Non abbiamo la presunzione di credere che quanto scritto corrisponda esattamente alla realtà, probabilmente la storia potrebbe celare una realtà diversa da quella descritta, in ogni caso il lavoro svolto non è un’opera di fantasia ma è frutto di un minimo di ricerca storica. Che siano solo supposizioni o leggende, quello che conta è che a Carolei c’è tanto da studiare e ammirare e la nostra “presunzione” è quella di riuscire a stuzzicare la fantasia, innescare in ogni caroleano la voglia di conoscere meglio il proprio territorio, studiarlo per capire da dove veniamo e tramandare quella conoscenza che il tempo custodisce gelosamente, ma che la mente umana lascia troppo spesso affievolire e inesorabilmente morire.
Come abbiamo già avuto modo di scrivere altre volte, ognuno di noi deve percepire l’obbligo morale di divenire portavoce della storia di Carolei, affinché il nostro paese, con tanta storia che trasuda da ogni sua pietra, possa trovare il suo giusto posto tra le mete storico-culturali. Il Colle degli Eroi e la necropoli ellenica della “Stiddra” sono solo due dei meravigliosi posti che abbiamo voluto rendere noti a tutti i nostri lettori, presto sveleremo tanto altro…

Si ringrazia la Pro-Loco di Carolei per averci invitato a scoprire le meraviglie del “Colle degli Eroi” e dato il la per scrivere questo articoletto.

Mind the gap…
Gianfranco Forlino