Trovammo un’altra croce impressa all’ingresso di una grotta e poi un’altra. Era ovvio che tali segni non potessero essere creati dalla natura ma da mani esperte, che sapevano scolpire la pietra. Carolei negli anni passati era molto famosa in Calabria per avere abili manovalanze di scalpellini, ma quanto scoprimmo, stando agli indizi trovati, doveva essere molto più antico del XIX° secolo. Sull’estremità del colle rilevammo ulteriori scavi nella roccia, dei veri e propri canali di scolo delle acque piovane, collegati tra loro. Piccoli fori tondeggianti con un diametro di circa 10 cm erano scolpiti un po’ ovunque, rappresentavano coppelle votive? Una sorta di studio del cielo, delle stelle? Troppe erano le nostre lacune e troppe le fantasticherie che la scoperta ci offriva. A tal punto, per non incorrere in errori, dovemmo fermarci con gli studi e le ricerche, in quanto il sito presentava diversi segni a cui non sapevamo dare una risposta, serviva l’aiuto di persone esperte, la nostra curiosità non bastava più. Ci affidammo all’arch. Domenico Canino, amico della Pro Loco di Carolei, ma soprattutto uno tra i più grandi esperti e studiosi della  storia calabrese. Il 2 settembre facemmo una nuova visita al Colle degli eroi, ma stavolta con occhi esperti a rafforzare le nostre tesi. Da subito Canino rimase sbalordito. Visitammo il sito in lungo e largo, per quello che potemmo. Il primo luogo che visitò fu proprio quella specie di stanza con la croce incisa e da lì tutto il nostro stupore quando ci confermò che si trattava proprio di un luogo di culto cristiano. Era la stanza di un monaco eremita con tanto di inginocchiatoio, raccolta delle acque piovane e una “Croce del Golgota” probabilmente di epoca bizantina. Tale croce infatti veniva rappresentata con un cerchio sul basamento oppure un triangolo (Delta), simbolo della Trinità cristiana. Secondo la narrazione dei vangeli, la collina del Golgota, appena fuori le mura di Gerusalemme, era il luogo su cui salì Gesù per esservi crocifisso. I monaci eremiti, spiegò Canino, erano monaci che vivevano in povertà, si cibavano di quel poco che la terra offriva e soprattutto delle donazioni di cibarie che gli abitanti dell’antica Carolei elargivano loro, in cambio, solitamente, dicevano messa e si occupavano dei battesimi. Nella sommità del colle, Canino ci fece notare uno scavo tondeggiante nella roccia, che probabilmente serviva da fonte battesimale proprie nelle funzioni religiose dell’epoca. Numerosi i canali per la raccolta delle acque piovane che servivano proprio a soddisfare il fabbisogno di liquidi, dato che il fiume si trovava abbastanza distante dal sito. Solitamente quando un monaco moriva, veniva sepolto davanti la sua stanza, insieme ai suoi possedimenti, ovvero il solo saio e un crocifisso ligneo che portavano attorno al collo. Lo stupore maggiore Canino lo ebbe quando vide, a pochi metri di distanza, altre due grotte calcaree in ottimo stato che presentavano gli stessi segni della prima stanza. Non si trattava più del ritrovamento della stanza di un monaco eremita ma probabilmente di uno dei più grandi insediamenti di monaci eremiti d’Italia di circa 1000 anni fa. Purtroppo a causa del terremoto del  28 marzo 1783 prima e di quello del 12 febbraio 1854 dopo, Carolei ebbe numerosi e gravi danni alle abitazioni; il Colle degli eroi, divenne, una cava per l’estrazione di tufo, con cui vennero ricostruite numerose case caroleane, facendo un danno storico rilevante; vennero anche distrutte diverse altre grotte eremitiche di cui possiamo oggi intravedere solo i resti. Una croce simile, incisa su una pietra angolare, si può tutt’oggi vedere nella Chiesa di S. Giuseppe a Mendicino (CS), eretta nel 1640, quindi ben 600 anni dopo, ciò ad attestare che tale simbolo cristiano fu promosso per diversi secoli nel comprensorio bruzio. Pochi giorni dopo, il 10 settembre, la Pro Loco di Carolei, per la prima volta nella storia recente, ha riscoperto il sito a Carolei e al mondo intero, organizzando una serata intitolata “Esplorazioni - dal Colle degli eroi alle stelle”, dove l’arch. Canino spiegò magistralmente la storia del sito, susseguito dal prof. Franco Piperno, fisico e docente universitario, che descrisse ad una platea col naso all’insù, lo spettacolo cosmico sopra la nostra testa. Tali siti, come molti altri nel territorio di Carolei, ma più in generale di tutto il comprensorio, e della Calabria tutta, sono una vera e propria miniera preziosa a cielo aperto. Purtroppo quando la ricchezza è tanta succede, e questo in particolar modo nella nostra Calabria, quello che non dovrebbe mai accadere, di veder calpestati e abbandonati questi veri e propri tesori. In qualunque altro luogo del mondo tali ricchezze sarebbero trattate con maggiore perizia, e diverrebbero volano di sviluppo turistico o se non altro, sarebbero un luogo intorno a cui costruire una narrazione della storia del paese, utile come fattore sociale di aggregazione e utile per la creazione di un nuovo senso della comunità. Intorno a luoghi pieni di questa sacralità, scelti durante l’antichità, anche in virtù di ancestrali principi, di salubrità, esposizione, e bellezza dei luoghi, bisognerebbe tessere i fili di una nuova aggregazione sociale, che diventi traino per riappropriarsi dell’antico “senso dei luoghi”. Proprio il senso dei luoghi sembra oggi smarrito. Rendere viva una memoria, diffonderla, nell’era dell’abbandono dei paesi, è non solo un giusto imperativo morale, ma una necessità per tentare la via del recupero e della valorizzazione, unica possibilità per creare un attaccamento ai luoghi dal quale può scaturire la ferma volontà di far risollevare le sorti di questo splendido borgo e farlo tornare all’antica vitalità di un tempo. Numerosi gli elogi alla Pro Loco di Carolei, gli articoli scritti, ma non è smarrita ancora la tenacia di un gruppo di amici che oltre alle sterpaglie vedeva degli “eroi” a cui avevano intitolato un colle. https://youtu.be/mMJAZ5W8YvQ

ProLoco Carolei

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Il colle degli eroi

Era il 2018, un anno come tanti, ma non per la Pro Loco di Carolei (CS). In una delle tantissime riunioni fatte, escono fuori degli scatti del nostro caro socio Peppe Falsetti, sempre alla ricerca della foto perfetta, amante del nostro territorio che immortala soventemente, estrapolando le curiosità più celate.

La curiosità stavolta si era posata su un’incisione scolpita su una roccia, una strana “croce” con un cerchio che intersecava il basamento della croce stessa. Una roccia familiare a tutti i caroleani per le numerose scampagnate fatte negli anni addietro, quando bastava un raggio di sole per riunire i giovani di Carolei e divertirsi anche con un semplice picnic. Proprio questo luogo, un piccolo colle di roccia tufaria, che ci ha ospitato per diversi lustri, celava un grande segreto. Abbiamo iniziato a fare gruppi di lavoro all’interno della Pro Loco, studiando per quel che si poteva il significato storico/religioso di tale incisione. Il primo sopralluogo lo facemmo il 19 maggio, tra sterpaglie, rovi, cardi mariani e impervi sentieri da noi impavidamente battuti. Eravamo un manipolo di amici affascinati dalla scoperta, del tutto ignari di quanto avremmo trovato in quel sito, con l’ingordigia e la sete di sapere di cui eravamo impregnati, che ci spingeva alla perlustrazione di un luogo, da tutti conosciuto, ma che nessuno mai aveva osservato con lo spirito giusto. Eppure quei segni erano lì da tanto. Parliamo di via Panoramica o meglio del “Colle degli eroi”, un nome epico, che fa pensare a gesta importanti; tutti sappiamo, che chi ci ha preceduto, non avrebbe mai dato un nome così eroico ad luogo, se non per rievocare ai posteri quanto esso rappresentasse. Si narra che sul versante ovest, alle falde del colle, furono costruite le “timbe” di Carolei, dal greco “timbos”, ovvero cumuli di pietre a formare una piramide, dove pare che sotto venissero seppelliti in fosse comuni i militari morti in guerra. Si narra che le timbe del Colle degli eroi ospitassero i militari caroleani caduti in guerra difendendo l’antica Ixia dallo straniero, Alessandro il Molosso, re d’Epiro, morto nel 331 a.C. per mano di Euréo, un lucano che con un dardo lo colpì mortalmente in agguato a Pandosia Bruzia. Euréo unitamente alla fidanzata, suicidi per amore a causa della rivalità tra le famiglie, fu poi sepolto a Carolei alle pendici del Colle Pancrazio (località Cappuccini).

 Il Colle degli eroi è un’altura che, vista dall’alto, rappresenta il vertice di un triangolo, insieme al Colle della Stella, sito archeologico depredato, dove tra le sterpaglie si intravede una necropoli composta da più di 50 tombe scolpite nella roccia, uniche in Italia, probabilmente di origine visigota. Qui vi è eretta la Chiesa intitolata alla “Madonna della Stella” e dove si narra che, nel 1860, Garibaldi e le sue truppe si scontrarono con l’esercito borbonico. Il terzo vertice è il Cozzo S. Giovanni, altro sito archeologico abbandonato a se stesso, dove originariamente era presente il tempio dedicato alle Parche, figlie di Giove, su cui oggi è presente una necropoli composta da tombe a pozzetto di epoca pre-ellenica e dove sono ancora visibili i resti della chiesa intitola al Battista e distrutta dal terremoto del 1873. Questo triangolo, tanto misterioso quanto affascinante, merita di certo maggiori e attenti studi per la sua valenza storica/geologica.

Andando avanti nella perlustrazione scoprimmo che la croce era scolpita su una delle tre pareti levigate di un’ipotetica stanza, alla cui base vi erano dei solchi e dei gradini scolpiti, come se volessero rappresentare un inginocchiatoio, un altare di preghiera, di sicuro un luogo di culto. Sulla sommità erano presenti dei fori scolpiti sulle pareti che facevano immaginare la presenza , ormai non tale, di un rudimentale impalcato ligneo usato come ricovero dalle intemperie.

Trovammo un’altra croce impressa all’ingresso di una grotta e poi un’altra. Era ovvio che tali segni non potessero essere creati dalla natura ma da mani esperte, che sapevano scolpire la pietra. Carolei negli anni passati era molto famosa in Calabria per avere abili manovalanze di scalpellini, ma quanto scoprimmo, stando agli indizi trovati, doveva essere molto più antico del XIX° secolo. Sull’estremità del colle rilevammo ulteriori scavi nella roccia, dei veri e propri canali di scolo delle acque piovane, collegati tra loro. Piccoli fori tondeggianti con un diametro di circa 10 cm erano scolpiti un po’ ovunque, rappresentavano coppelle votive? Una sorta di studio del cielo, delle stelle? Troppe erano le nostre lacune e troppe le fantasticherie che la scoperta ci offriva. A tal punto, per non incorrere in errori, dovemmo fermarci con gli studi e le ricerche, in quanto il sito presentava diversi segni a cui non sapevamo dare una risposta, serviva l’aiuto di persone esperte, la nostra curiosità non bastava più. Ci affidammo all’arch. Domenico Canino, amico della Pro Loco di Carolei, ma soprattutto uno tra i più grandi esperti e studiosi della  storia calabrese. Il 2 settembre facemmo una nuova visita al Colle degli eroi, ma stavolta con occhi esperti a rafforzare le nostre tesi.

Da subito Canino rimase sbalordito. Visitammo il sito in lungo e largo, per quello che potemmo. Il primo luogo che visitò fu proprio quella specie di stanza con la croce incisa e da lì tutto il nostro stupore quando ci confermò che si trattava proprio di un luogo di culto cristiano. Era la stanza di un monaco eremita con tanto di inginocchiatoio, raccolta delle acque piovane e una “Croce del Golgota” probabilmente di epoca bizantina. Tale croce infatti veniva rappresentata con un cerchio sul basamento oppure un triangolo (Delta), simbolo della Trinità cristiana. Secondo la narrazione dei vangeli, la collina del Golgota, appena fuori le mura di Gerusalemme, era il luogo su cui salì Gesù per esservi crocifisso. I monaci eremiti, spiegò Canino, erano monaci che vivevano in povertà, si cibavano di quel poco che la terra offriva e soprattutto delle donazioni di cibarie che gli abitanti dell’antica Carolei elargivano loro, in cambio, solitamente, dicevano messa e si occupavano dei battesimi. Nella sommità del colle, Canino ci fece notare uno scavo tondeggiante nella roccia, che probabilmente serviva da fonte battesimale proprie nelle funzioni religiose dell’epoca.

Numerosi i canali per la raccolta delle acque piovane che servivano proprio a soddisfare il fabbisogno di liquidi, dato che il fiume si trovava abbastanza distante dal sito. Solitamente quando un monaco moriva, veniva sepolto davanti la sua stanza, insieme ai suoi possedimenti, ovvero il solo saio e un crocifisso ligneo che portavano attorno al collo. Lo stupore maggiore Canino lo ebbe quando vide, a pochi metri di distanza, altre due grotte calcaree in ottimo stato che presentavano gli stessi segni della prima stanza. Non si trattava più del ritrovamento della stanza di un monaco eremita ma probabilmente di uno dei più grandi insediamenti di monaci eremiti d’Italia di circa 1000 anni fa. Purtroppo a causa del terremoto del  28 marzo 1783 prima e di quello del 12 febbraio 1854 dopo, Carolei ebbe numerosi e gravi danni alle abitazioni; il Colle degli eroi, divenne, una cava per l’estrazione di tufo, con cui vennero ricostruite numerose case caroleane, facendo un danno storico rilevante; vennero anche distrutte diverse altre grotte eremitiche di cui possiamo oggi intravedere solo i resti. Una croce simile, incisa su una pietra angolare, si può tutt’oggi vedere nella Chiesa di S. Giuseppe a Mendicino (CS), eretta nel 1640, quindi ben 600 anni dopo, ciò ad attestare che tale simbolo cristiano fu promosso per diversi secoli nel comprensorio bruzio.

Pochi giorni dopo, il 10 settembre, la Pro Loco di Carolei, per la prima volta nella storia recente, ha riscoperto il sito a Carolei e al mondo intero, organizzando una serata intitolata “Esplorazioni – dal Colle degli eroi alle stelle”, dove l’arch. Canino spiegò magistralmente la storia del sito, susseguito dal prof. Franco Piperno, fisico e docente universitario, che descrisse ad una platea col naso all’insù, lo spettacolo cosmico sopra la nostra testa.

Tali siti, come molti altri nel territorio di Carolei, ma più in generale di tutto il comprensorio, e della Calabria tutta, sono una vera e propria miniera preziosa a cielo aperto. Purtroppo quando la ricchezza è tanta succede, e questo in particolar modo nella nostra Calabria, quello che non dovrebbe mai accadere, di veder calpestati e abbandonati questi veri e propri tesori. In qualunque altro luogo del mondo tali ricchezze sarebbero trattate con maggiore perizia, e diverrebbero volano di sviluppo turistico o se non altro, sarebbero un luogo intorno a cui costruire una narrazione della storia del paese, utile come fattore sociale di aggregazione e utile per la creazione di un nuovo senso della comunità. Intorno a luoghi pieni di questa sacralità, scelti durante l’antichità, anche in virtù di ancestrali principi, di salubrità, esposizione, e bellezza dei luoghi, bisognerebbe tessere i fili di una nuova aggregazione sociale, che diventi traino per riappropriarsi dell’antico “senso dei luoghi”. Proprio il senso dei luoghi sembra oggi smarrito. Rendere viva una memoria, diffonderla, nell’era dell’abbandono dei paesi, è non solo un giusto imperativo morale, ma una necessità per tentare la via del recupero e della valorizzazione, unica possibilità per creare un attaccamento ai luoghi dal quale può scaturire la ferma volontà di far risollevare le sorti di questo splendido borgo e farlo tornare all’antica vitalità di un tempo. Numerosi gli elogi alla Pro Loco di Carolei, gli articoli scritti, ma non è smarrita ancora la tenacia di un gruppo di amici che oltre alle sterpaglie vedeva degli “eroi” a cui avevano intitolato un colle.

ProLoco Carolei