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Emiliano Cribari con i suoi “Diari” porta Pantanolungo in libreria

Il 30 luglio 2026, nella nostra Pantanolungo ci siamo accolti a cuore aperto, lasciando che le parole di Emiliano Cribari risvegliassero un tempo passato, capace di far risuonare e animare nuovi spazi. Il poeta, fotografo, cercatore di luoghi perduti, ha dialogato con Assunta Morrone e Veronica Longo Ferriolo, trasformando la presentazione del suo libro, I diari di un libraio errante (Bottega Errante Edizioni – 2026)” , in un’esperienza collettiva di memoria e stupore.

Il cuore del racconto di Emiliano risiede nella sua esperienza di libraio ambulante tra i borghi dell’Appennino toscan con la sua “pandina sgangherata” carica di libri di poesia e di cammino volto all’incontro umano. La sua “bancarella” è diventata nel tempo una sorta di confessionale, dove le persone si avvicinano per raccontare pezzi della propria vita, trovando in lui un ascoltatore vigile e silenzioso. Per Emiliano, questo mestiere significa riconoscere che “trovare un libro è come innamorarsi” e che le parole devono sempre tornare dove sono nate, sui sentieri, nei boschi e nei piccoli paesi.

Durante il dialogo è emersa la profonda connessione tra la scrittura diaristica e la fotografia, entrambe nate dal desiderio di sottrarre l’istante al fluire del tempo. Emiliano ha spiegato come la parola intervenga laddove l’immagine non basta, per dare rotondità e complessità all’emozione vissuta. La sezione del libro “Polaroid dal silenzio” è proprio il tentativo di tradurre in poche righe visive l’emozione di un luogo, come accaduto per la stessa Pantanolungo, descritta come una casa perfetta per la poesia.

Un tema centrale della serata è stato il valore dei piccoli borghi. Emiliano rifiuta l’etichetta di “paesi fantasma”, preferendo vederli come luoghi feriti che attendono un ritorno e che custodiscono un’anima profonda; ha citato il suo legame con Casaglia, un borgo di Montecatini Val di Cecina, nella provincia di Pisa, abitato da pochi abitanti, avvolto nella nebbia, dove ha cercato le proprie radici sentimentali attraverso i ricordi della madre. Allo stesso modo ha onorato Pantanolungo, ricordando le storie dei suoi abitanti.

L’autore ha condiviso anche il suo legame viscerale con la Calabria, esplorato nel libro “Blu ricordo”, nato dal ritrovamento di una scatola di negativi appartenuti al nonno cosentino emigrato a Firenze. Questo viaggio a ritroso tra Cosenza e l’Aspromonte rappresenta per Emiliano una ricerca continua di identità attraverso il linguaggio della fotografia e della memoria. L’incontro si è concluso con una riflessione sulla “vita minima” e sulla necessità di rallentare, invitando i presenti a recuperare lo stupore, a occuparsi più delle domande che delle risposte e a credere ai propri occhi. Come ha sottolineato Assunta Morrone, la sua è una forma di “presenza vigile” che trasforma l’osservazione in un atto civile e poetico.